L’inquinamento dei mari: il Mediterraneo

9 Set

Affondamento_della_petroliera_PrestigeGli oceani per lungo tempo sono stati considerati come la discarica mondiale: essere vasti e occupare gran parte della sfera del pianeta non aiuta. Abbiamo scaricato dei più diversi detriti: il petrolio da scarti o incidenti, rifiuti chimici, plastica, spazzatura comune. Esistono delle vere e proprie isole di plastica dove i rifiuti si condensano, formando piattaforme galleggianti di autentica vergogna.  Il Mediterraneo, nonostante costituisca soltanto l’un per cento della superficie marina del nostro pianeta, è enormemente inquinato e contiene circa la metà di tutto il catrame e il petrolio galleggianti. Questo è dovuto al fatto che rappresenta la rotta principale per le petroliere che transitano dal canale di Suez, recentemente allargato. Il mare perde, per evaporazione, molto più di quanto gli provenga dalle piogge e dai fiumi, ed è soggetto ad un costante riflusso idrico dall’Atlantico. Quantunque una parte dell’acqua ritorni nuovamente nell’oceano, le correnti del Mediterraneo sono deboli e occorrono da 80 a 100 anni perché tutta l’acqua si rinnovi. L’inquinamento, dunque, si produce ad un tasso maggiore di quanto possa disperdersi nell’oceano.

I depuratori oggi obbligatori scaricano in mare solo scarichi adeguati chimicamente, ma sono molte le discariche abusive, persino in Italia, dove non poche spiagge sono inquinate. La quasi totalità di questi inquinanti avviene da fabbriche e laboratori artigianali abusivi. Questo inquinamento sommato è superiore a un disastro ecologico provocato da una petroliera. Materie organiche, solidi in sospensione, fertilizzanti, insetticidi, fenoli e detergenti finiscono anch’essi nel Mediterraneo trasportati da fiumi e torrenti; altre sostanze inquinanti, come ad esempio, il mercurio e il piombo, sono trasportate in mare da particelle di pulviscolo atmosferico. Il canale di Suez è responsabile dell’aumento dell’inquinamento da petrolio e idrocarburi tipico del traffico marittimo. Le principali rotte di navigazione comportano inevitabilmente inquinamenti di vario tipo. Già negli anni Settanta l’allarme sul pescato e l’alimentazione a base di pesce suscitò non poche sorprese. Si era stimato che chiunque in media mangiasse due chili di pesce a settimana, nel Mediterraneo, aveva un’altissima possibilità di ammalarsi cronicamente nel giro di pochi anni e morire nell’arco di venti. Sarebbe facile definire per questo motivo il Mediterraneo come un mare malato, ma la sensibilizzazione degli ambientalisti e l’adozione di precise politiche ecologiche, la crescita delle aree naturali, forse da un po’ di speranza al futuro del mare nostrum.

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