La crisi della carta stampata e il futuro dei giornali

24 Mar

La carta stampata oggigiorno sta attraversando un profondo periodo di crisi, il più lungo e deleterio della storia. Dalla sua invenzione a oggi, il mondo della tipografia ha subito notevoli cambiamenti, evolvendosi e avvicinandosi sempre di più alle nuove tecnologie ed ai nuovi supporti digitali. Le prime stampe risalgono al 1438, grazie alla genialità di Johannes Gutenberg, e si presentavano sotto forma di volantini o opuscoli occasionali, spesso limitati a veri e proprio fogli volanti venduti nelle librerie o per spaccio. Fu nel XIX secolo che la stampa da piccolo esperimento tipografico si trasformò nel mezzo di comunicazione principale per diffondere notizie e informazioni.

Nell’era d’internet il mondo del cartaceo sta subendo una vera e propria fase di declino: in una realtà in cui è necessario essere aggiornati in tempo reale, disponendo un enorme numero di notizie, permettendo a ogni utente di essere aggiornato in ogni momento e in ogni dove, potendo sfruttare l’ausilio di dispositivi elettronici quali smartphone che permettono l’accesso a tutto il social network principale. La stampa digitale presenta quindi un vantaggio unico legato soprattutto all’immediatezza della diffusione della notizia, trasmessa quasi istantaneamente. Ciò rende la cosiddetta corsa allo scoop, un punto nevralgico della comunicazione digitale che punta maggiormente alla quantità di notizie piuttosto che alla qualità.

Il web è diventato in  breve tempo un punto di riferimento anche per le testate giornalistiche più importanti quali il New York Times, Le Monde, La Stampa che hanno compreso che l’unico modo per sopravvivere è quello di adattarsi, giungendo velocemente alla conclusione che il mondo della carta stampata è purtroppo destinato a finire. Ciò ha permesso di creare una nuova concezione del quotidiano, in cui l’interattività rappresenta la nuova chiave di connessione tra il lettore e il testo: i media online, infatti, offrono il vantaggio non solo di essere letti praticamente gratis ma anche di permettere al lettore di “comunicare” con la redazione ponendo domande o esprimendo giudizi. Il tutto con lo scopo di creare un legame che vada di là dalla notizia in sé. Un ulteriore aspetto che sta notevolmente mettendo in crisi il cartaceo è legato alla limitatezza degli spazi: sulla carta la notizia deve essere racchiusa all’interno dei limiti di un foglio di giornale cosa che invece non accade con il web la cui ipertestualità offre la possibilità di spaziare su più argomenti collegati contemporaneamente.

Ciò può anche essere valutato come un aspetto negativo dei media online, che potrebbero in un certo senso far sentire “perso” il lettore dovendo egli stesso gestire una mole notevole d’informazioni non da lui richiesto, distraendosi da quello che è lo scopo della sua lettura. Tuttavia il mondo della carta non è ancora arrivato al termine della sua storia perché secondo i dati riportati sul sito di Internet World Stats il 30% della popolazione mondiale, non potendo usufruire di una connessione internet, si avvale ancora della carta stampata per informarsi e aggiornarsi. Vi sono inoltre nazioni, come la Francia, che hanno deciso di accogliere la richiesta d’aiuto del mondo della stampa, elargendo un sostegno economico in modo da evitarne la totale scomparsa. Il tutto per farsi che entrambi i mezzi di comunicazione possano coesistere, fondendo insieme quello che era prima il mondo della comunicazione e quello che è adesso. Ma come è facile intuire il web rappresenta una vera e propria minaccia per il mondo cartaceo anche perché grazie ad esso è possibile ammortizzare il consumo e la produzione della carta, guadagnando non solo in termini economici ma anche in termini di salvaguardia dell’ambiente.

Ovviamente le possibilità offerte dal web rappresentano un volano per editori che abbiano ancora voglia di credere nella commercializzazione dell’informazione. Cioè nel ritorno pubblicitario dato dagli spazi venduti, tanto online, quanto su carta. Un bel libro che analizza il fenomeno della perdita di fette di mercato è Googled, di Ken Auletta, che disegna con intelligenza, tramite anche interviste ai concessionari pubblicitari tradizionali, come il web abbia di fatto contribuito ad accelerare il fenomeno, senza dimenticare che si tratta più di un salto tecnologico che generazionale. Non è Google a mettere in crisi i giornali, in quanto si capisce bene che lo stesso Google alimenta tanta stampa online (si veda il caso di giornali locali, che riescono a vivere online sulla base del traffico fornito da Google News, l’aggregatore editoriale del grande motore di ricerca californiano). E’ più la tecnologia degli smartphone e dei tablet, la portabilità, unita al real time del web a generare il meccanismo perfetto per cui una notizia letta con sistemi di comunicazioni più lenti del tempo reale è una notizia vecchia e priva di interesse.

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