I danni dell’inquinamento marino

18 Set

I danni dell’inquinamento sono molto più profondi in un ecosistema come quello marino, che spesso non possiamo ripulire per i costi e le implicazioni che derivano dal recupero. Gli oceani sono spesso stati usati per la discarica di scorie radioattive solide di bassa attività specifica. Questo materiale viene smaltito sul fondo degli oceani. Non esisteva prima alcun reale controllo sugli effetti di queste scorie, malgrado l’opinione ufficiale, contestata energicamente da molti ecologisti, secondo la quali è improbabile che possano aversi conseguenze tali da essere avvertite.

Esistono parecchie vie attraverso cui la radioattività può giungere all’uomo: tra esse, l’ingestione di pesci e molluschi, il consumo di alimenti o prodotti a base di alghe marine e le radiazioni a basso livello cui si viene esposti sulle spiagge. È quello che è capitato nel litorale di Fukushima, in Giappone, a seguito dell’incidente nucleare successivo al maremoto del 2011. Ma anche in passato si era riscontrato che la fauna ittica pescata nel Mar d’Irlanda e al largo di vari punti costieri della Scozia occidentale conteneva livelli di cesio radioattivo sufficientemente alti da causare un danno genetico all’uomo. Alcuni scienziati americani che lavoravano per la NOAA avevano suggerito che le scorie potevano essere scaricate nelle zone di frattura prossime alla dorsale medio-atlantica, nei punti in cui col tempo il materiale verrebbe coperto dalle rocce appena formate. Questo metodo di smaltimento punta a stabilire delle coperture, che nella terraferma si attuano mediante l’individuazione di depositi radioattivi a profondità importanti.

In Italia il dibattito politico sulle scorie nucleari è estremamente sfilacciato, non parte da un discorso di interesse nazionale, ma dall’interesse locale. E’ vero che bisogna sentire tutte le comunità autonome, coinvolgere quanto più possibile i sindaci, ma una decisione del genere è strategica.

Sempre per tornare all’inquinamento dei mari, una forma di inquinamento molto pericolosa deriva dallo smaltimento delle navi a propulsione nucleare, inclusi i sommergibili con i loro reattori.

Il problema principale rimane comunque il petrolio e le rotte percorse dalle petroliere, in particolare la rotta principe che dallo stretto di Hormuz attraversa il mar Rosso, il Canale di Suez e risale il Mediterraneo, spesso accorciando la rotta tra gli stretti e i canali in Sicilia, Sardegna e Corsica. Ogni anno grandi quantità di petrolio finiscono in mare a causa di incidenti o di scarichi illegali. Le fughe di petrolio poi non si contano in oleodotti che rappresentano la spina dorsale del trasporto e spesso generano conflitti politici rilevanti, sia in acqua che sulla terraferma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *