In che modo la latitudine influenza il clima

6 Mag

La latitudine e la longitudine sono le due grandezze utilizzate per definire le coordinate geografiche. La latitudine sono linee che – come suggerisce il nome – si dipanano in larghezza, dividendo il pianeta in fette concentriche attraverso i paralleli. La longitudine invece riguarda linee immaginarie (meridiani) che tagliano la Terra a spicchi.

Spesso si dice che la latitudine influenzi il clima, ma è solo un modo comune per affermare che è l’inclinazione dell’asse terrestre a determinarlo. La Terra ruota su sé stesso lungo un asse, che idealmente entra ed esce nei due poli magnetici. L’asse non è però perpendicolare al piano dell’eclittica, ma è inclinato di 23°. La rotazione genera l’alternanza di giorno e notte, mentre l’inclinazione il verificarsi delle stagioni. Il clima è naturalmente influenzato dalla latitudine. Ma se avete notato, non c’è alcuna differenza tra abitare vicino al Polo Sud o al Polo Nord, entrambi sono ambienti estremi. Ciò vuol dire che la latitudine nord e sud viene influenzata dall’inclinazione: partendo dall’Equatore e procedendo verso i due poli abbiamo climi sempre più miti e infine freddi e artici (o antartici).

L’inclinazione dell’asse influenza il clima per il minor irradiamento della luce solare sulla superficie terrestre. All’altezza dell’Equatore i raggi del sole colpiscono in modo quasi perpendicolare. Mentre a causa della sfericità del pianeta, più a nord o più a sud, essi colpiscono in modo più trasversale e dunque meno intenso. Minore è l’inclinazione del punto di incidenza maggiore è la densità della superficie colpita dall’irraggiamento solare. In inverno la superficie colpita è minore: i raggi solari colpiscono la Terra con maggior inclinazione. L’effetto è un sensibile calo della temperatura e un minor irraggiamento del Sole (avvertiamo fisicamente meno calore). Al contrario in estate i raggi colpiscono con minor inclinazione prendendo più superficie e offrendo più luce e calore.

Salendo o scendendo dall’Equatore, la divisione in stagioni è molto più netta. Verso l’Equatore, che è il parallelo più largo posto esattamente nel punto di massimo diametro rispetto al nucleo terrestre, il clima tende a farsi più omogeneo durante l’anno. Anche ai Tropici abbiamo una situazione di minor definizione delle stagioni: non è un caso che vi sia una temperatura più uniforme. Tanto è vero che nella fascia tra i Tropici e l’Equatore, spesso si parla più precisamente di “stagione secca” e “stagione delle piogge”.

Le stagioni nei due emisferi sono invertite. Mentre da noi è primavera, in Australia o Argentina è autunno. Le due stagioni principali, determinate dalla massima o minima declinazione del sole rispetto all’eclittica, inverno ed estate, iniziano con il solstizio (a giugno e dicembre). Invece, salendo o scendendo verso i poli si può assistere al fenomeno del sole di mezzanotte. Questo accade nel periodo tra i due equinozi: il sole non tramonta mai e abbiamo di fatto, sei mesi di luce e sei di buio. L’intensità del fenomeno è massima in coincidenza dei poli.

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