In che modo la latitudine influenza il clima

6 Mag

La latitudine e la longitudine sono le due grandezze utilizzate per definire le coordinate geografiche. La latitudine sono linee che – come suggerisce il nome – si dipanano in larghezza, dividendo il pianeta in fette concentriche attraverso i paralleli. La longitudine invece riguarda linee immaginarie (meridiani) che tagliano la Terra a spicchi.

Spesso si dice che la latitudine influenzi il clima, ma è solo un modo comune per affermare che è l’inclinazione dell’asse terrestre a determinarlo. La Terra ruota su sé stesso lungo un asse, che idealmente entra ed esce nei due poli magnetici. L’asse non è però perpendicolare al piano dell’eclittica, ma è inclinato di 23°. La rotazione genera l’alternanza di giorno e notte, mentre l’inclinazione il verificarsi delle stagioni. Il clima è naturalmente influenzato dalla latitudine. Ma se avete notato, non c’è alcuna differenza tra abitare vicino al Polo Sud o al Polo Nord, entrambi sono ambienti estremi. Ciò vuol dire che la latitudine nord e sud viene influenzata dall’inclinazione: partendo dall’Equatore e procedendo verso i due poli abbiamo climi sempre più miti e infine freddi e artici (o antartici).

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Il 1816: l’anno senza estate

17 Ott

Due secoli fa, nel 1816, il mondo era appena uscito dall’epoca napoleonica, ma l’anno è famoso per essere stato definito “senza estate”. A causare un drastico calo delle temperatura nella stagione calda, ci pensò il vulcano Tambora, situato in Indonesia, responsabile della più grande esplosione / eruzione vulcanica conosciuta dall’uomo e documentata.

L’esplosione però avvenne un anno prima, precisamente il 10 aprile del 1815, e registrò un suono mai udito prima, che secondo gli scienziati fu udito a migliaia di chilometri di distanza. Nell’isola di Sumatra, distante oltre 2600 km, fu udito come uno sparo. Secondo gli studiosi ci fu un’altra violenta eruzione, superiore a questa nel 181, ma non essendo stata registrata, in quanto situata in Nuova Zelanda, non viene calcolata dagli storici.

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Fulmini, cosa fare in caso di necessità

29 Ago

In Norvegia i fulmini hanno ucciso 323 esemplari di renne, una strage naturale avvenuta nell’altipiano del monte Hardangervidda. Secondo un portavoce dell’agenzia norvegese per l’ambiente, non è assolutamente una novità che i fulmini facciano una strage di animali, che vivono allo stato brado, ma il numero impressiona. Secondo questa responsabile però il colpevole sarebbe un solo gigantesco fulmine che ha propagato una violenta scarica elettrica per decine di metri, il tanto per tramortire e ammazzare i poveri animali, tra i quali si contavano almeno 70 cuccioli.

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Cosa sono i bradisismi e che pericoli ci sono

17 Ago

I bradisismi sono dei lenti movimenti di abbassamento e innalzamento della crosta terrestre. Ci dicono con forza che il pianeta è vivo, come sappiamo, che dà prova della sua vitalità in modi molto sorprendenti.


Esistono i bravissimi marini, che riguardano il fondale, e quelle terrestri che coinvolgono territori particolarmente sismici. Possono essere definiti positivi o negativi, a seconda del fatto che osserviamo un innalzamento o un abbassamento. Questi fenomeni si manifestano con intermittenza, causano terrazze a gradini, che testimoniano periodi di alternanza tra immobilismo e movimento. In Italia ad esempio al largo del litorale calabro-messinese e lungo la costa tirrenica tra Marsala e Trapani oppure ancor fin Adriatico, nell’Istria, fino a Venezia e a Fano.

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Come funziona l’effetto serra

8 Giu

Quasi la metà delle radiazioni solari che arrivano quotidianamente sulla Terra, concentrate nella lunghezza d’onda del visibile e in quella dell’infrarosso, dopo aver attraversato l’atmosfera, vengono assorbite dal terreno e dagli oceani e da questi in gara parte irradiata nell’atmosfera stessa con la lunghezza d’onda maggiore di quella che le ha colpite. Queste radiazioni, a differenza del visibile e del vicino infrarosso, vengono assorbite dai gas dell’atmosfera, in particolare da quelli con molecole formate da tre atomi, come il diossido di carbonio, il vapore acqueo e l’ozono e successivamente si riflettono sul terreno sottostante in un continuo riflesso. Questo processo, detto appunto di effetto serra, perché simula ciò che accade tra il terreno e le vetrate di una serra, tende a concentrare una parte dell’energia solare nella troposfera, ostacolando così la dispersione del calore terrestre negli strati esterni dell’atmosfera, con ricadute che rimangono benefiche fintanto che esso si mantiene entro limiti fisiologici, cioè fino a che non si determina un accumulo permanente di calore nell’atmosfera terrestre (cd. global warming).

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