Dove potrebbe scoppiare la Terza Guerra Mondiale

9 Gen

La Terza Guerra Mondiale è spesso un argomento cult di opere di fantascienza, ucronie e serie TV. Ma non meno di due anni fa, dopo l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, fu Papa Francesco a parlarne, a dire esplicitamente che ci trovavamo già di fronte alla Terza Guerra Mondiale. Diversa, frammentata, non lineare, ma con battaglie e vittime ovunque nel mondo. E a pensarci bene il Papa non è un tipo da sparate: le cronache degli attentati in varie zone d’Europa, il dramma della Siria, la guerra in Iraq, la situazione in Turchia, quella al confine con l’Ucraina, non fanno altro che confermare la sua tesi.

Ma se per terzo conflitto mondiale intendessimo una guerra tradizionale, come potrebbe scoppiare? Sappiamo che gli storici usano identificare “le cause” di un conflitto. Esse precedono, negli studi, quasi sempre lo svolgimento. Sappiamo ad esempio che una delle cause dello scoppio della Prima Guerra Mondiale è stato il militarismo tedesco. Oppure la pallottola che uccise Francesco Ferdinando a Sarajevo. Per la seconda spesso si identica la causa nella voglia di revanscismo della Germania, nella mancata sistemazione europea successiva al trattato di Versailles o la grande crisi economica post-1919.

Oggi, sono quasi tutti concordi nell’identificare il punto di frizione USA-Russia come uno dei punti caldi dove potrebbe eruttare direttamente un conflitto. La Nato attualmente sta spostando truppe ai suoi confini, che sono alcuni paesi baltici che prima appartenevano all’URSS e che la Russia ha sempre considerato come sua sfera d’influenza. Lo stesso discorso avviene per l’Ucraina, da sempre nella sfera russa, ma da anni impegnata in una politica filo-occidentale. La questione della Crimea è girata intorno a questo grosso problema: l’allargamento della NATO e le ingerenze della politica estera occidentale in paesi tradizionalmente appartenenti alla sfera di influenza russa, devono essere considerati degli atti ostili da parte dei Russi? Per Putin la risposta è SI. Egli non vuole solo ridare alla Russia un ruolo egemone, di primo attore nel mondo (non avendo la forza economica, ma basandosi su un buon apparato militare in totale rinnovamento), ma vuole proporre il suo paese come un elemento stabilizzatore in aree molto più delicate, dove l’America ha perso la sua tradizionale forza di attrazione: il Medio Oriente con il ruolo attivo giocato in Siria a favore di Bashar Al Assad, dopo essere stato a guardare in Nord Africa e in Iraq per anni; nel Pacifico, con i suoi accordi di collaborazione con il Giappone e con le Filippine, proponendo soluzioni utili all’influenza russa e dannose per la tradizionale egemonia a stelle e strisce.

Quindi se mai dovesse scoppiare una guerra guerreggiata, essa sarebbe in Europa, ancora una volta. Putin vorrebbe far rientrare i paesi baltici e l’Ucraina nella zona di influenza russa, ma ha due grandi ostacoli davanti. I paesi NATO sono militarmente superiori. Non è detto che Trump si spenda per difendere la Lettonia, ma se Putin mirasse alla Polonia, confinante con la Germania, il discorso sarebbe molto diverso. In secondo luogo, Germania, Italia e altri paesi importanti dell’UE sono dei forti partner economici della Russia, e questo ovviamente metterebbe in crisi il governo di Mosca dal punto di vista economico.

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