Quanto vale il commercio di armi mondiale

19 Lug

Il commercio internazionale di armi viene spesso deprecato per questioni etiche e morali; va aggiunto che esso ha una tale portata (la vendita e l’acquisto non riguardano solo armi, ma anche equipaggiamenti, logistica, trasporti e attrezzature tecnologicamente avanzate) da condizionare la politica degli stati, con accordi spesso taciuti e che stanno alla base di decisioni che il grande pubblico trova quanto meno incomprensibili. Il commercio d’armi non influisce solo sulle capacità militari di un paese, ma soprattutto sulle relazioni internazionali perché spesso le armi vengono acquistare per dei conflitti in corso o in via di preparazioni, sia di natura interna, sia di natura esterna.

Gli esperti dicono però che raramente il commercio di armi travalicano i confini dei rapporti tra paesi, anche se ci fu un famoso scandalo a metà degli anni Ottanta, che coinvolse l’amministrazione americana, ufficialmente nemica dell’Iran, al quale vendeva armi attraverso dei fondi neri stanziati dalla CIA (armando anche il suo nemico Iraq, contemporaneamente).

L’Italia è tra i paesi principali nella produzione di armamenti altamente tecnologici, grazie a brevetti e invenzioni che nel corso degli anni sono stati ottenuti da aziende riconosciute come leader nel settore. La nostra tecnologia è tra le migliori e siamo tra i principali venditori di armi ed equipaggiamenti. Naturalmente nessuno batte gli Stati Uniti d’America, che tuttavia riservano al mercato mondiale e principalmente ai paesi alleati o a coloro che condividono i loro ideali o la loro politica egemonica. Secondo l’istituto internazionale per la pace di Stoccolma, il SIPRI, normalmente considerata la fonte più autorevole in materia, l’ultimo anno della guerra fredda, il 1989, il valore complessivo del commercio di armi era di 35 miliardi di dollari, nel 2010, era sceso a 25. Il declino è molto interessante se consideriamo che c’è stata una importante crescita economica nel periodo in questione secondo la Banca Mondiale.

Ogni tipo di comparazione però va fatto cum grano salis. I paesi tendono a mentire sulle spese militari e sui dati di esportazione, anche per proteggere le industrie private e i consorzi che ne fanno parte. Gli studi sul valore del commercio d’armi, a partire dalle fasi produttive delle attrezzature belliche è molto complicato. A volte comunque si tende a esagerare con i numeri pensano che il commercio sia enorme e dietro vi siano numeri elevatissimi. La verità è che tranne alcune apparecchiature avanzate, le singole armi non costano poi molto. Il commercio delle piccole armi da solo vale circa 10 miliardi di dollari. Le spese molto alte riguardano singoli pezzi e armamenti. Ad esempio: un sistema missilistico di una portaerei in costruzione, oppure un’intera commessa di caccia o di carri armati arriva facilmente al miliardo di euro.

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